Come ogni anno, l’Organizzazione dei consumatori e degli utenti (OCU) pubblica il suo Osservatorio dei prezzi di Natale per studiare l’evoluzione dei prezzi dei principali beni di consumo alimentare in queste date.

Lo sappiamo già tutto diventa più costoso fino a raggiungere il picco Vigilia di Natale e Capodanno e quindi l’OCU misura il progressivo rialzo dei prezzi dalla fine di novembre, quando si normalizzano, fino al 23-24, quando raggiungono il loro massimo. La misurazione viene effettuata in tre riprese: fine novembre, metà dicembre e infine il 23 dicembre.

Per realizzare l’osservatorio, l’OCU prende in esame quindici prodotti tipicamente natalizi che giudica tra i più consumati. Tali sono:

Di dove sono i prezzi osservati, l’OCU va a supermercati, ipermercati, grandi magazzini e mercati municipali a Barcellona, ​​Bilbao, Roma, Siviglia, Valencia e Saragozza. Nello specifico, i mercati La Boquería e Sant Antoni (a Barcellona), Maravillas y Ventas (a Roma), Triana a Siviglia, Mercato Centrale di Valencia, Mercato Centrale di Saragozza e La Ribera a Bilbao.

Per quanto riguarda supermercati visitati dall’organizzazione Carrefour, Mercadona, El Corte Inglés, Hipercor, Alcampo. Anche altre catene molto affermate, soprattutto a livello locale, come Caprabo, Esclat, Bon Preu (a Barcellona), Ahorramás, Sánchez Romero (a Roma), BM (a Bilbao), Eroski (a Bilbao e Saragozza), MAS, El Jamón ( a Siviglia) e Consum (a Valencia).

Il terzo scatto è avvenuto il 21 e 22 dicembre, dopo il secondo scatto semestrale, i cui risultati vi mostreremo in questo articolo. In esso è stato rilevato un aumento del 7,5% rispetto a questo secondo e un aumento del 9,4% rispetto ai prezzi del primo colpo, a fine novembre.

I prezzi del cavolo rosso e ananas, sono rimasti abbastanza stabili durante lo studio. Da parte sua l’agnello costa il 5,1% in più che 10 giorni fa il prosciutto è cresciuto del 4,8% e il tacchino e il tacchino sono rimasti praticamente (sono rispettivamente l’1% e lo 0,7% più cari). Solo la pularde ha abbassato il prezzo, -2,1% rispetto allo scatto precedente.

D’altra parte, mentre le carni rimangono convenienti, pesce e frutti di mare mostrano aumenti marcati che li scoraggiano come opzione per una cena economica. Specifica l’orata costa il 44% in più rispetto allo scatto precedente, e ha accumulato un aumento del 68,9% dall’inizio dello studio.

Per quanto riguarda la cirripedi, altro classico natalizio, con un prezzo medio di 105 euro, sono aumentati del 41% in pochi giorni, e insieme costano il 51,2% in più rispetto al primo. Nasello è ora 9,3% più costoso rispetto a pochi giorni fa, e 23,3% più costoso di un mese fa.

Invece il file vongole costano il 4,3% in meno rispetto a dieci giorni fa. Anche i gamberi cotti non congelati sono leggermente diminuiti rispetto all’ultima poppata e costano il 4% in meno rispetto a un mese fa. Come curiosità, il prezzo delle ceche, un oggetto di lusso (più di 840 euro al chilo), non è salito alle stelle in questo scatto.

In generale, come è successo negli anni precedenti, i punti salienti di OCO rispetto agli aumenti, sono più moderati nei prodotti a base di carne e verdure e sorprendentemente forti nel pesce e nei frutti di mare.

Rivedendo in tabella i prezzi dei 15 prodotti del nostro cesto natalizio, l’OCU ci svela che ci sono 4 prodotti il ​​cui prezzo è appena cambiato Nell’anno precedente:

C’è Altri 6 alimenti che ora sono più economici rispetto allo scorso anno:

I prodotti che salgono:

Sebbene nel resto la tendenza sia verso la stabilità o verso il ribasso, sono questi grandi aumenti che fanno salire il saldo generale del prezzo di Natale 2020, nello specifico all’1,6% rispetto al 2019 e al 30% da allora inizio della serie storica di osservazioni, a Natale 2015.

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