Memoria: terapia efficace o moda commerciale?

Memoria: terapia efficace o moda commerciale?

È un camuffamento efficace o una filosofia per avere una migliore qualità di vita? La consapevolezza è in voga e genera anche diverse polemiche. È un insieme di tecniche di meditazione basate sull’antica filosofia vipassana, che propugna l’osservazione e il piacere del momento presente come strumenti per raggiungere la totale accettazione di se stessi e delle circostanze che ci circondano. L’obiettivo del movimento buddista vipassana è quello di neutralizzare l’angoscia che abbiamo vissuto in passato e la mancanza di controllo sul futuro.

Dopo il coaching, è il momento di fare attenzione

Secondo la scuola vipassana, vivendo da soli e totalmente nel presente raggiungeremo il rilassamento e la realizzazione assoluta, lontani dallo stress e dalla sofferenza. Da questo stato deriverà non solo un atteggiamento positivo verso la vita, ma anche una migliore salute mentale e fisica. Così lo capì il medico americano Jon Kabat-Zinn nel 1979, quando adattò le tecniche della vipassana al formato occidentale e le ribattezzò con il nome di mindfulness.

Kabat-Zinn ha così fondato una scuola che nel tempo ha avuto un impatto non solo sulla psicologia clinica e sulla sessuologia, ma anche su una pletora di guaritori di quello che potremmo chiamare ‘disagio sociale contemporaneo’ che, dopo aver sfruttato il coaching, lo psicodramma e altre modalità, ora trovano nella consapevolezza un modo per continuare a vendere i loro servizi. Molti di essi sono corsi di fine settimana, o di una certa quota di ore settimanali o mensili, per imparare le tecniche che ci faranno padroneggiare il presente e allontanare l’angoscia per il passato e il futuro.

Internet è piena di colonne di opinione in cui gli “specialisti” della consapevolezza affermano che, per pochi euro, questa tecnica è l’ancora di salvezza delle donne e degli uomini moderni, bombardati dall’eccesso di informazioni e dal multitasking, ossessionati e ossessionati dal sapere tutto e allo stesso tempo tormentati dal ritmo con cui cambiano gli eventi. Secondo loro, tutto sembra più instabile che mai e passato e futuro si stanno sciogliendo al ritmo dell’era digitale, schiacciando il presente, sempre più asservito dal bisogno di essere informato su tutto.

Il calore di un bicchiere di vino… oltre il vino

Alfonso Antona è un antropologo, sessuologo e fondatore dell’Istituto Antona, focalizzato sullo sviluppo personale. Egli riconosce di usare la consapevolezza nel suo lavoro, specialmente nel risolvere i conflitti sessuali con i suoi pazienti, in quello che chiama “sesso consapevole”. Ma sottolinea che “per me è solo uno strumento utile tra tanti altri, non una filosofia in sé”.

Antona, che aggiunge che “c’è molta crescita di peli magici nel settore dell’attenzione”, spiega con un esempio grafico come funziona questa scuola meditativa: “Immaginate di bere un bicchiere di vino; avete due possibilità: la prima è di berlo tutto in una volta e la seconda di sviluppare un intero rituale intorno al bicchiere annusando il vino, apprezzandone il colore, le sfumature, lasciandolo maturare e poi sorseggiandolo poco a poco, tenendolo in bocca il più a lungo possibile per apprezzarne tutte le potenzialità”.

La consapevolezza corrisponde alla seconda opzione e nella sua analogia il vino è il presente, che possiamo bere in un sorso o concentrarci sulla degustazione. “Nelle mie terapie di comportamento sessuale, uso tecniche di consapevolezza affinché il paziente impari ad apprezzare il momento dell’atto sessuale, le sensazioni causate dal corpo del suo partner – gli odori, il tatto, la voce, ecc. – e si dimentichi di ogni condizionamento che può avere perché in questo modo raggiungerà l’orgasmo completo”, spiega Antona.

Il sessuologo aggiunge: “questo non risolverà i vostri problemi di coppia, va bene, ma vi permetterà di godervi i momenti belli, il che vi darà una migliore predisposizione”. Per Antona, invece, “non è necessario ricorrere al buddismo per rivendicare la consapevolezza; è anche nella nostra tradizione, per esempio nell’atto di passare il rosario e in altre situazioni che richiedono concentrazione e quindi ci allontanano dall’angoscia e dalle lotte interiori, in modo da rompere i cicli di pensieri negativi ossessivi.

Attenzione: non è tutto fumo negli occhi

Dobbiamo essere scettici e mettere la mano nel portafoglio ogni volta che sentiamo la parola mindfulness? Apparentemente no, a giudicare dai risultati ottenuti dalla scuola di Jon Kabat-Zinn. Le tecniche di meditazione, e il rilassamento in generale, sono state utilizzate fin dall’antichità con successo in psicologia clinica. Pertanto, la consapevolezza, che è fondamentalmente una scuola di meditazione, ha anche raggiunto i suoi successi – secondo alcuni studi, anche se non ci sono meta-analisi che la corroborano – nel ridurre lo stress e la depressione e nel migliorare l’atteggiamento mentale dei malati cronici e dei malati di cancro.

Secondo alcuni studi, i loro successi includono anche una migliore disposizione del sistema immunitario e una notevole riduzione del rischio di malattie cardiovascolari tra i loro praticanti. Pertanto, ci può essere qualcosa di vero e di buono nella consapevolezza e nella meditazione in generale. Eparquio Delgado, psicologo clinico e autore del libro “Self-help books: what a rip-off”, dice che “dobbiamo distinguere tra ciò che è consapevolezza in sé e ciò che è venduto là fuori”, in riferimento ai corsi e ai workshop esistenti.

Per Delgado, “la consapevolezza come filosofia di vita è legittima come qualsiasi altra, ma non deve essere la soluzione ai nostri problemi e non raggiunge un “atteggiamento di consapevolezza” con quattro corsi. Secondo questo psicologo, che sostiene di utilizzare tecniche di consapevolezza con alcuni dei suoi pazienti, questo è più uno strumento utile in terapia che un fine in sé, come nel caso di Antona.

Ma per Delgado il valore della consapevolezza è stato socialmente perverso “perché la filosofia vipassana mira a far accettare al soggetto se stesso e le sue circostanze, qualunque esse siano, ma non a ridurre il malessere”. In questo senso, Delgado accetta che la consapevolezza sia valida come strumento clinico, ma non come rimedio a breve termine ai problemi del paziente: “i suoi risultati si misurano a breve termine, ma la realtà è che non possiamo passare tutto il giorno a praticare la consapevolezza per affrontare un’angoscia che genera sicuramente conflitti profondi”.

Effetti negativi?

Delgado ritiene che l’uso della consapevolezza sia un po’ fuori controllo: “Ho letto che viene usato con bambini e adolescenti per ridurre i deficit di attenzione, ma non ho ancora visto studi che confermino che abbia effetti positivi su questo tipo di pazienti. Secondo Delgado, “in considerazione della possibilità che possa causare conseguenze indesiderate, e fino a quando non saranno escluse, il suo utilizzo a fini terapeutici dovrebbe essere supervisionato da professionisti con formazione in psicopatologia”.

Per il momento, il quotidiano inglese The Guardian ha riportato nel 2014 alcuni casi di effetti avversi in pazienti attenti: lo psichiatra Florian Ruths, sostenitore dell’uso di questa tecnica, ha scoperto che in alcuni pazienti può causare la spersonalizzazione, che è la sensazione della persona di vedere se stessa come in un film.

Anche in un progetto di meditazione terapeutica presso la Brown University negli Stati Uniti, chiamato Project Dark Night, alcuni meditatori sono caduti preda di ricordi traumatici, così invece di ridurre i loro livelli di ansia e stress, li hanno aumentati. Nel frattempo, la moda sta prendendo piede in numerosi settori sociali; l’ultimo è il settore delle imprese, dove aziende come Google, IBM, Apple, Nike, Barclays, Procter & Gamble, Starbucks, KPMG, Vodafone, PWC, NASA e sembra che anche La Caixa lo raccomandi ai propri dipendenti.

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